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︎︎︎ BLOB
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In principio era la televisione. Quella generalista, di sequenze identiche e buchi di palinsesto. Poi arrivò Blob. E la TV cominciò a guardare sé stessa. Era il 1989, e sul terzo canale, a firma di Enrico Ghezzi e Marco Giusti, comparve un programma fatto solo di altri programmi. Frammenti di notiziari, spezzoni di varietà, interviste, gaffe, silenzi. Tutto montato con ferocia e ironia, come se il telecomando avesse preso coscienza di sé. Un Frankenstein mediatico con il senso del ritmo. Blob è un archivio in rivolta. Proveniente dallo spazio siderale, già atterrato da tempo sulla terra, attraverso un meteorite, sottoforma di un Fluido mortale, una sostanza viva, informe e mutante da film dell’orrore. Quello del 1958 diretto da Irvin S. Yeaworth Jr.. Blob trova vita dalla vita che incontra. Si nutre di ciò che consuma, mescola e confonde. È per sua natura in continua trasformazione, e ribalta i piani, l’ordine stabilito, le mappe conosciute. Blob è un mostro. Mostro è ciò che si mostra per la prima volta, irriconoscibile, ancora senza nome e senza volto: immagine del futuro. Ciò che può solo essere sorprendente, ciò a cui non siamo preparati, è annunciato dai mostri. Un futuro che non fosse mostruoso non sarebbe futuro. Blob è apertura al mostruoso in arrivo. Mescola e confonde elementi e corpi estranei come una chimera che sfida le leggi dell’ordine, frutto del mescolamento e mescolamento a sua volta. Blob è virale. Prototipo della vita che infetta perchè altrimenti non sarebbe vivente. Infetta nel senso che la vita è questo puro e inarrestabile movimento/contatto da un corpo all’altro da una specie all’altra, da un ecosistema all’altro. Blob è incontro. Un’avventura dall’esito imprevedibile. Non si sa mai dopo. L’unica cosa certa in un incontro è che non sapremo mai in anticipo come un corpo si riorganizzerà, come cambieranno i suoi modi di esistenza. Come un tuffo tra le membrane trasparenti di Tomás Saraceno all’Hangar Bicocca (2012): sospesi, instabili, sorretti dall’aria. Ogni passo deforma lo spazio, ogni corpo influenza il corpo accanto. Un gioco, un rischio, una metafora – dice Latour – della vita su Gaia. Immersi in un fluido, sospesi in un equilibrio collettivo, fragile e sempre mutevole, in una convivenza di accordi e continua negoziazione. Blob indaga l’immersione. Sloterdijk lo scrive in una trilogia: viviamo dentro sfere. Contenuti, protetti, isolati ed esposti. All’inizio del Novecento, Jakob von Uexküll le chiama Umwelt. Non esiste un ambiente unico. Esistono tante bolle quanti sono i viventi. Ogni essere costruisce la propria: secondo i sensi, il corpo, il modo di stare al mondo. Nel costruire la propria bolla ogni vivente modifica simultaneamente quella degli altri. Lo spaziotempo non è un vuoto, ma è la schiuma prodotta dall’incontro/scontro, dalla mescolanza tra le diverse bolle. Blob indaga la mescolanza tra le sfere di Gaia. Ogni bolla è un ambiente. Ogni ambiente è una soglia. L’esistenza si svolge allora solo nel passaggio continuo da una bolla all’altra. Blob indaga i transiti tra le sfere di Gaia. Anche la scienza lo dice. La vita è possibile solo dove le sfere si fondono. La biosfera è la porzione di Terra in cui idrosfera, litosfera e atmosfera si compenetrano a creare lo spazio che definiamo abitabile. Questa sfera speciale è l’integrazione dinamica delle altre tre. Il mondo abitato è una compenetrazione di terra e cielo, con le sue rughe, le sue increspature, le sue pieghe. Blob indaga le rughe, le increspature, le pieghe. La vita si sviluppa solo nel continuo passaggio da una sfera all’altra, in un movimento costante di interazione e scambio. Essere “gettati” nel mondo significa scoprirsi avvolti in numerosi involucri successivi, immersi in un sistema di forze che rende possibile il passaggio da una sfera all’altra. L’esistenza dipende da forze opache, indecifrabili, che si rivelano solo a sguardi capaci di leggere al di fuori dei sistemi di riferimento già noti. Blob indaga le forze terraformati. Dinamiche più o meno visibili che agiscono su scala micro e macro e che, in ogni caso, influenzano profondamente l’iperoggetto Terra. Queste forze operano sia a livello locale che globale, e la loro presenza è tanto diffusa quanto complessa da percepire e interpretare. Intessono in modo sottile e silenzioso la trama del mondo abitato. Blob non definisce. Non ordina. Mappa. Accosta. Interroga. Apre uno spazio per nomi ancora incerti, immagini in cerca di superficie, concetti in cerca di corpo. Prende forma, e deforma. È materia instabile che fagocita, rielabora, digerisce. Il suo è un invito implicito: a entrare, a contribuire, a lasciarsi contaminare.
Blob non si limita a sopravvivere. Si espande. Si replica. Ritorna. E continua altrove. Come tutto ciò che è vivo. Come tutto ciò che ancora non ha finito di mostrarsi.
Comitato scientifico
Aurosa Alison, Politecnico di Milano
Felice Cimatti, Università della Calabria
Andrea Facchetti, Libera Università di Bolzano
Davide Tommaso Ferrando, Libera Università di Bolzano
Annalisa Metta, Università Roma Tre
Marco Navarra, Università di Catania
Editorial board
Annunziata Ambrosino
Luca Esposito
Fabiana Marotta
Maria Masi
Ciro Priore
Vincenzo Valentino